Nato nel 1909, protagonista della Resistenza la sua identità rimane a lungo segreta. Ispettore delle Brigate Garibaldi, il 28 aprile riceve l’ordine di recarsi a Dongo e di eseguire la condanna a morte emessa dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia nei confronti del Duce e di altri gerarchi fascisti. Secondo la versione da lui raccontata, avrebbe eseguito personalmente la condanna uccidendo con una raffica di mitra Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci, anche se la morte di quest’ultima, secondo il suo racconto, sarebbe stata accidentale, essendosi improvvisamente lanciata nella traiettoria del fuoco diretto a Mussolini. Nel dopoguerra Audisio viene eletto deputato tra le file del Fronte Democratico Popolare e confermato con il Partito comunista fino al 1963, anno in cui opta per il Senato della Repubblica. Dal 1968 non si ricandida e va a lavorare all’Eni. Lascia le sue memorie, intitolate In nome del popolo italiano.