«Non fu mai impallato» è scritto nella tomba dell’attore Vittorio Gassman (ma all’anagrafe la N era doppia: Gassmann). La sua notorietà è andata al di là dei confini nazionali, «Mattatore», come diceva di sé, facilmente scivolava nella depressione, con quel genio e quella malinconia che hanno accompagnato la sua vita e la sua carriera. Mario Monicelli lo volle come il capo gang sbruffone e romantico de “I soliti ignoti”. Era il 1958. Con I mostri esordisce con Dino Risi che poi lo mette al volante della Lancia sport nel Sorpasso nel 1962, un film che divenne il simbolo dell’Italia rapace e ottimista del boom. Un altro grande successo arrivò con L’armata Brancaleone di Monicelli nel ’66: le avventure dello sprovveduto cavaliere e il suo divertente linguaggio conquistarono le platee. Negli anni Sessanta Parigi, Buones Aires e New York accolgono i suoi spettacoli da poliglotta. L’attore sbarca anche a Hollywood, dove gira due film in cui viene diretto da Robert Altman: Il Matrimonio e Quintet.