Vincenzo Paparelli fu colpito da un razzo (di quelli che utilizzano le imbarcazioni) che lo centrò in pieno in un occhio, mentre con la moglie assiste al derby Roma – Lazio. È il primo tifoso a morire in uno stadio italiano. Purtoppo la scia sarà lunga. Le forze dell’ordine si mettono subito alla caccia degli assassini e dopo una breve indagine, viene indicato in Giovanni Fiorillo l’autore materiale del gesto criminale. Fiorillo ha 18 anni ed è un pittore edile disoccupato. Già la sera dell’omicidio si dà alla latitanza.

Dopo quattordici mesi si costituirà. Verrà condannato dalla Cassazione, nel 1987, a sei anni e dieci mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. Morirà il 24 marzo1993 a causa di un male incurabile. Durante il periodo di latitanza aveva chiamato quasi ogni giorno Angelo Paparelli, fratello dello sfortunato Vincenzo, per scusarsi e giurare che il 28 ottobre non voleva uccidere nessuno.

Il 29 ottobre2001, a ventidue anni dal tragico episodio, viene posta una targa in memoria di Vincenzo allo stadio Olimpico, lato curva nord. Sui morti negli stadi italiani “TUTTI MORTI TRANNE UNO – Morire di tifo in Italia: dalle origini a Gabriele Sandri”, di Diego Mariottini.