Resta il più spaventoso incidente sul lavoro del dopoguerra: le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto lavoravano in nero, tre non avevano ancora vent’anni, per qualcuno si trattava del primo giorno di lavoro. Divenne presto chiaro che si trattava di una tragedia annunciata, si scoprirono situazioni inimmaginabili in una realtà ricca come quella ravennate: caporalato, subappalto, disprezzo delle più elementari norme di sicurezza, imprenditori – i fratelli Arienti – che teorizzavano l’espulsione del sindacato dalla loro azienda.