Quando i carabinieri perquisirono la villa romana all’Eur di Duilio Poggiolini , nel 1993, in piena Tangentopoli, trovarono di tutto: quadri d’autore, mazzette di banconote e gioielli nascosti, una collezione di monete antiche e addirittura lingotti d’oro infilati tra gli scaffali della cucina e nelle imbottiture dei divani. Per i giorni cronisti e troupe televisive stazionarono davanti alla lussuosa residenza. Un “tesoro” che Poggiolini aveva accumulato nel corso della sua fulminante carriera nella Sanità pubblica. Da direttore generale del servizio farmaceutico nazionale, Poggiolini è stato infatti l’ispiratore delle scelte del governo in materia di medicinali. Scelte guidate dalle tangenti miliardarie che le case farmaceutiche versavano sul suo conto per ottenere un aumento dei prezzi delle medicine o per far entrare i propri prodotti nel prontuario del servizio sanitario nazionale. Nel 2000 Poggiolini è stato condannato per corruzione a sette anni e mezzo di carcere, ridotti in appello a quattro anni e quattro mesi, (gli ultimi due risparmiatigli dall’indulto). Pierr Di Maria in carcere c’è stata ancora meno.