Ultimo dei sette figli di Edoardo Agnelli e Virginia Bourbon del Monte, Umberto Agnelli nasce a Losanna il primo novembre del 1934. Quando il padre muore, ha solo un anno e ne ha undici quando perde anche la mamma: il fratello Gianni, che ne ha tredici più di lui ed è il capofamiglia designato, gli fa un po’ anche da padre.
Laureatosi in Legge, ha il primo incarico di responsabilità a 22 anni: la presidenza della Juventus. Dal su matrimonio con Antonella Bechi Piaggio, della famiglia che ha inventato la Vespa nasce Giovanni Alberto: giovane, bello, lavoratore, si porta dietro la sfortuna degli Agnelli e, quando è già stato designato successore dell’Avvocato, a soli 33 anni, viene colpito da una rarissima forma di tumore e muore nel giro di pochi mesi, a dicembre del 1997. Dal gennaio del ’68 si affianca nella conduzione della Fiat al fratello Gianni. Nel 1970 diventa amministratore delegato della Fiat ed e’ anche presidente della Lancia, della Sava e della Piaggio. Agli inizi del ’74 a Torino viene chiamato Cesare Romiti, che assume la direzione amministrativa e finanziaria. Dal primo agosto 1980 la responsabilita’ operativa della Fiat passa nella mani di Cesare Romiti e Umberto diventa vicepresidente. Il 18 dicembre 1987 l’Avvocato annuncia, davanti a 150 manager, che il suo erede sarebbe stato il fratello Umberto e Ghidella il successore di Romiti. Ma nel 1988 l’ingegnere vercellese, padre della ‘Uno’ e della ‘Tipo’, in contrasto con Romiti, lascia la Fiat. Umberto rimane vicepresidente fino al settembre del ’93, quando Mediobanca mette a punto il piano di ricapitalizzazione e di riassetto del gruppo ottenendo in cambio che sia Romiti e non lui a succedere all’Avvocato alla presidenza. Alla Fiat torna nella drammatica mattina del 24 gennaio 2003, quando, un’ora dopo la morte del fratello Gianni, gli esponenti dei vari rami della dinastia, riuniti in assemblea, lo candidano al vertice e lo nominano presidente dell’accomandita, la Giovanni Agnelli e C., cassaforte di tutte le partecipazioni della famiglia. Il suo destino, quel giorno, si incrocia di nuovo con quello dell’azienda di famiglia, . E’ il momento più difficile della crisi della Fiat. Ma il cammino finisce presto.