Nel libro (p. 126) il corsivo è tratto da Giorgio Bocca, Il terrorismo italiano 1970 – 1978, Rizzoli, 1978.  È la stessa galleria in cui, dieci anno dopo, esploderà il rapido 904. Dopo quasi 40 anni, nessun colpevole. Vergogna infinita che, ogni anno, viene ricordata il 2 agosto a Bologna e a San Benedetto. Ciò nonostante la matrice nera di queste stragi è, da tempo, storicamente accertata. A prescindere dalle assoluzioni dei singoli, nel 1984 la Commissione Anselmi certificò che membri dell’Ordine Nero avrebbero eseguito la strage in quanto ispirati, armati e finanziati dalla massoneria, che dell’eversione e del terrorismo di destra si sarebbe avvalsa, nell’ambito della cosiddetta “strategia della tensione” del paese, creando anche i presupposti per un eventuale colpo di Stato. Alla strage è stato dedicato il documentario: 4 agosto ’74. Italicus, la strage dimenticata di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo. Ciò che avvenne sull’espresso Italicus, diretto da Roma Tiburtina a Monaco di Baviera il 4 agosto 1974, all’immediata uscita della galleria ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro, con 12 morti e 105 feriti, di cui 44 gravi, rappresenta il più sanguinoso attentato terroristico dinamitardo degli anni Settanta. Il giorno della strage il treno, che viaggiava con 400 passeggeri a bordo, ritardò di 26 minuti sulla tabella di marcia, partendo dalla stazione fiorentina di Santa Maria Novella. Senza quel ritardo la deflagrazione della bomba alla termite, che squarciò la quinta carrozza, sarebbe avvenuta in corrispondenza della stazione di Bologna. E allora la storia tramanderebbe un numero ben diverso di vittime e feriti: quello, forse, di un’ecatombe. Ci furono tre morti stranieri, un giapponese, un tedesco e un olandese, un’intera famiglia sterminata, i Russo.