Per ulteriori approfondimenti vedi Francesca Chirico, Io parlo. Donne ribelli in terra di ‘ndrangheta, Roma, Lit Edizioni, 2013. Rossella Casini, fiorentina innamorata di un giovane calabrese, “straniera” coinvolta in una faida lontana e punita per avere infranto la regola del silenzio. Una storia emersa a 13 anni dai fatti grazie a un’ indagine della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Nel 1977 Francesco, che studiava economia all’ università, era andato a vivere nella palazzina dove abitava la famiglia Casini. Così conobbe Rossella. Presto si fidanzarono. Per i Casini fu un colpo terribile quando il 4 luglio 1979 il padre di Francesco, Domenico Frisina, fu ucciso da due sconosciuti. Alcuni mesi più tardi, il 9 dicembre 1979, anche Francesco fu ferito alla testa in un agguato. Rossella si precipitò a Palmi e riuscì a far trasferire il fidanzato alla clinica neurochirurgica di Firenze. Durante la convalescenza, Francesco, spinto dalla fidanzata, decise di spezzare l’ omertà e di svelare a un magistrato la catena di omicidi che aveva insanguinato anche la sua famiglia. L’ indagine fu trasmessa per competenza alla procura di Palmi, e il terremoto si fece sentire. “Ci ha inguaiato tutti”, disse al telefono il 22 febbraio 1980 Pino Mazzullo, cognato di Francesco, marito di sua sorella Concetta. Francesco Frisina si rifugiò a Torino. Il cognato lo raggiunse e lo convinse a ritrattare. Tre giorni più tardi vennero arrestati entrambi. Rossella continuò a far la spola fra Firenze e Palmi, cercando anchedi salvare il fidanzato. Nel febbraio ‘ 81, a pochi giorni dal processo, Rossella scese nuovamente a Palmi. Doveva parlare con un giudice. Chiamò il padre domenica 22 febbraio. “Sto rientrando”, disse. E invece non rientrò più.