Diplomato all’ Accademia di Belle Arti, una partenza da pubblicitario si scoprì fumettista affrescando il muro di un’ osteria. “Magnus pictor” si firmò. Si mise a dipingere I promessi sposi, poi nel ‘ 64 sulla scia del neonato Diabolik la folgorazione: Kriminal, biondo assassino senza nessuna legge, coperto da una tuta da scheletro. Figure tagliate a metà, inquadrature rivoluzionarie, con primi piani ad effetto che anticiparono un cinema horror alla Dario Argento. L’ anno dopo ecco Satanik, laida vecchia che una pozione trasforma in bellissima killer. Sesso a volontà, mai si era visto nei fumetti. “Poi quando tutti si misero a fare le stesse cose lasciai perdere”. Ed ecco nel ‘ 69 Alan Ford, biondo, bello, imbranato agente speciale, con un capo che sembrava Lionel Barrymore sulla sedia a rotelle e un socio stile Totò. Se ne è andato pochi giorni dopo aver consegnato l’ ultima tavola di un Tex Willer destinato ad entrare nella storia dell’ avventura a disegni. Ci aveva messo sette anni a completarlo. “Finito questo lavoro io muoio” si rideva addosso. E l’ ultima tavola è il suo addio: nell’ angolo a sinistra c’ è lui che saluta. Pelato, con i baffoni, gli occhi ironici nonostante tutto. E una data: 8.1.96.