Il 3 ottobre, all’alba, un barcone strapieno di 518 migranti si capovolge al largo di Lampedusa. È una tragedia immane. Muoiono più di 300 persone. Tanti i bambini.  Per raggiungere Lampedusa (scritta nei quaderni dei sopravvisuti Lambadoza) ciascun profugo ha pagato ai trafficanti circa 3mila euro. Il barcone si è capovolto a 0,6 miglia dalla costa ed è adagiato sul fondo, a 47 metri di profondità.  Ben Salam Khaled, indicato dai sopravvissuti come «Il capitano» è il tunisino di Sfax che avrebbe traghettato il barcone partito dal porto libico di Misurata pieno di Eritrean Brothers, fratelli eritrei.  I migranti sopravvissuti sono stati ammassati nel Centro di Prima Accoglienza dell’isola, chiamato dai profughi africani Hotel Italia. Tutti, superstiti e cadaveri, a Lampedusa sbarcano nel molo principale dell’isola il molo Favarolo. I testimoni raccontano: «Erano urla umane, ma sembravano gabbiani» (Informazioni tratte dagli articoli di Attilio Bolzoni scritti per la Repubblica nei giorni seguenti la tragedia). Il verso finale, è tratto dalla poesia Portovenere di Philippe Jaccottett, tradotto da Fabio Pusterla.

Sul Sole 24 Ore: Lampedusa, è la più grande tragedia del mare: centinaia di morti