E’ una battuta di Riccardo Pazzaglia, il “filosofo” del fortunato programma di Renzo Arbore, “Quelli della Notte” entrato nella storia della televisione italiana. Un salotto affollato da improbabili personaggi, un mix di fantasia e divertimento nato il 29 aprile 1985: di «Quelli della notte», programma cult di Renzo Arbore, nella memoria restano soprattutto i tormentoni, le frasi fatte di Frassica, Catalano, Pazzaglia pronunciate a tarda serata, seduti sul divano. Forse la palma di tormentone spetta a «Non capisco ma mi adeguo» pronunciata da Ferrini, il venditore di pedalò, romagnolo e compagno verace. Un comunista doc, una risorsa di frasi fatte da «Ci vuole un certo personale» a «Ci sarà un motivo» fino al ben noto «Lo dice la parola stessa» oppure «Lo dice il ragionamento stesso». Ma certo quanto a luoghi comuni il leader indiscusso resta Catalano, appassionato difensore di tesi quali «È meglio innamorarsi di una donna bella, intelligente e ricca anziché di un mostro, cretino e senza una lira». O ancora: «Meglio vivere sani, ricchi e felici che malati, poveri e infelici». Più criptico Nino Frassica che vestiva i panni di Frate Antonino di Scasazza, dedito a raccontare «nanetti» su Sani Gesualdi e a lanciare il «Concorso Cuore Toro 1985». Una mania, la sua, di storpiare nomi, verbi, aggettivi che all’ epoca si diffuse rapidamente tra i più giovani. Assai forbito invece il professor Pazzaglia, con ambizioni di grande intellettuale, ridotto però a proporre temi di discussione di alto contenuto come: «È meglio vivere cento giorni da pecora o uno da leone?», oppure «Val più la salute o il denaro?». Poi immancabile, l’ appassionata discussione del professore (con Ferrini e la «cugina» di Arbore Marisa Laurito) sul «brodo primordiale» di cui si vantava di essere il massimo esperto. Di lui non si ricorda un vero tormentone, ma certo è che in quel periodo tutti i ragazzi presero a parlare in stile arabeggiante con suoni gutturali incomprensibili. Andy Luotto nei panni dell’ arabo Harmand, con tanto di turbante, teneva veri e propri monologhi intercalando napoletano, arabo maccheronico ed espliciti gesti coloriti. Una parodia che gli costò l’ allontanamento dal programma sia per le ire della comunità musulmana che per le continue minacce di morte da parte di fanatici. Un tono dolce e lieve giungeva invece dalla signorina Cuorinfranti, alias Simona Marchini, nei panni della timida telefonista, amante dei salotti e del buon senso. Impossibile parlar d’ amore e non vederla arrossire, ed esclamare insieme: «Oddio, signor Arbore!».