Nel 1976, 42 persone morirono in un incidente alla funivia che precipitò al suolo.

E’ il peggior incidente di una funivia mai verificatosi in Italia. Il 9 marzo, la fune portante di acciaio della funivia aerea si ruppe mentre la cabina stava scendendo dall’Alpe Cermis.Nella caduta, il carrello superiore, del peso di circa 3 tonnellate, si infranse sulla cabina, schiacciandola. Tra le 42 vittime, anche 15 bambini tra i 7 e i 15 anni. La maggior parte delle vittime erano tedeschi della città di Amburgo. A bordo c’erano 21 cittadini tedeschi, 11 italiani, 7 austriaci e un francese. L’inchiesta rivelò che due funi d’acciaio si accavallarono ed una tranciò l’altra, presumibilmente vicino ad uno dei sostegni. Il sistema automatico di sicurezza che avrebbe potuto evitare il disastro era spento. L’impianto era stato realizzato nel 1966, solo 10 anni prima dell’incidente a fronte di una durata prevista dell’impianto di 30 anni. Alessandra Piovesana, la ragazzina sopravvissuta, è diventata poi giornalista per ilmensile “Airone”. Ed è morta nel 2009, a 33 anni.

Il 3 febbraio 1998, 19 persone morirono a causa di un aereo guidato dai marines che tranciò i cavi della funivia.

Una lettera di Monica Barcatta a Giacomo Di Girolamo

 Gentile Giacomo Di Girolamo,

Le scrivo dalla Valle di Fiemme (Trentino), e già un po’ mi vergogno di venirla a disturbare visto che cercando notizie su di Lei per contattarla mi sono potuta rendere conto di quanto Lei sia una persona impegnata su mille fronti scottanti e che richiedono coraggio. Io ho letto il suo libro Dormono sulla collina e l’ho trovato bello e interessante, mi sono fermata come è giusto davanti a tanti nomi e ho davvero riconosciuto come anche vicende private abbiano segnato la storia d’Italia. Adesso Le scrivo perché ho ritenuto giusto, visto anche il suo amore per la verità, farle sapere che se è vero che la seconda volta della caduta della funivia del Cermis (3 febbraio 1998) fu follia, non si può proprio dire che la prima fu una disgrazia, se per disgrazia si intende qualcosa successo senza alle spalle una precisa responsabilità, involontariamente.  Il 9 marzo 1976 su quella funivia c’era mio zio Erbin, che lavorava sulla montagna e aveva da poco compiuto 18 anni, con lui sono morte altre 41 persone e sono morte perché per velocizzare le corse e dunque aumentare i guadagni era prassi disattivare i sistemi di sicurezza che avrebbero potuto evitare la tragedia. Come scrive il nostro giornalista Luigi Sardi nel suo I due Cermis “Come fu per il Vajont, come sarà per Stava, anche la tragedia del Cermis non è accaduta per pura fatalità.  E’ accaduta perché si è combinata tutta una serie di fattori che vanno dalla leggerezza all’imprevidenza, alla falsa sicurezza provocata dal desiderio di guadagno, a questo punto privo di ogni legittimità. Sul Cermis, la fune traente ha tranciato la portante perché i meccanismi automatici di sicurezza non funzionavano. Erano stati esclusi si volevano trasportare sciatori più in fretta e con maggiore frequenza di quanto l’impianto consentisse”. Questa amara verità è stata messa in luce dal tribunale di Trento ma troppo tardi, nel 1982, perché la comunità  potesse davvero riflettere su come la smania del guadagno a tutti costi portasse con se rischi altissimi e inaccettabili (la si è definita anche strage del capitalismo privato italiano, economicamente efficiente, sicuramente capace di far quattrini ma socialmente suicida). Non per niente dopo pochi mesi la società civile e le stesse istituzione  fecero sentire sì la loro voce ma solamente per sollecitare una rapida riapertura degli impianti affinché il ricordo della strage venisse presto dimenticato e l’economia turistica potesse riprendere da dove si era fermata. Era più facile dimenticare, dare la colpa alla fatalità, alla disgrazia senza vere responsabilità e così le famiglie dei morti sono morte anche loro. Quel po’ di giustizia che si è ottenuta: l’incriminazione di  Aldo Gianmoena per omicidio colposo plurimo e la sua condanna (ma non ha fatto nemmeno un giorno di carcere e ha continuato a  lavorare  sugli impianti del Cermis perché nel frattempo il reato era entrato in prescrizione!) la si è ottenuta grazie all’ostinazione di un uomo solo Giorgio Rustia che aveva perso quel dannato 9 marzo il fratello, la cognata e due piccoli nipoti.  Ecco la storia.

La ringrazio per averla letta, un saluto e sincero augurio di buon lavoro.