Furono assassinati i fratelli Cosimo e Francesco Quattrocchi, commercianti di carne equina, proprietari di alcune macellerie in città. Assieme a loro c’ erano il cugino Cosimo Quattrocchi, il cognato Marcello Angelini, il loro socio Salvatore Schimmenti. E poi Paolo Canale, Giovanni Catalanotti e Antonino Federico che si erano fermati a dare una mano.La strage era la riprova della potenza criminale delle “famiglie” siciliane. Ma serviva anche a far capire che nonostante le retate l’ influenza della mafia era ancora solida e non ammetteva deroghe. I fratelli Quattrocchi, infatti, avevano tentato di sfuggire al “giro” del clan dei catanesi che in Sicilia detiene il controllo del commercio equino. I Quattrocchi avevano provato a mettersi in proprio.