Vanacore si uccise annegandosi a Torricella, vicino Taranto. Altri tre giorni e sarebbe stato ascoltato nell’aula bunker di Rebibbia come testimone. L’uomo ha lasciato due biglietti con le stesse parole, uno sul tergicristallo della sua auto e uno all’interno della vettura: «Venti anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio». Vanacore fu arrestato il 10 agosto del 1990, con l’accusa di omicidio, tre giorni dopo il delitto avvenuto nell’ufficio dell’Associazione alberghi della gioventù. Il 16 giugno 1993 venne prosciolto dal gip Cappiello perché «il fatto non sussiste». La decisione divenne definitiva nel 1995 dopo il ricorso in Cassazione. Dopo l’uscita di scena decise di lasciare Roma.