I terroristi dell’organizzazione Proleteri Armati per il Comunismo uccidono l’orefice Pierluigi Torregiani e a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Due mesi prima Sabbadin, nel corso di un tentativo di rapina nella sua macelleria, aveva reagito sparando e uccidendo uno dei rapinatori. Trascorsi otto giorni una carica esplosiva aveva devastato il negozio. Quanto a Torregiani si era trovato coinvolto tre settimane prima in un tentativo di rapina in una pizzeria a Milano. Ne era nata una sparatoria, un cliente era morto e una guardia del corpo di Torregiani aveva ucciso un bandito. Per l’omicidio dell’orefice saranno coinvolti nelle indagini Giuseppe Memeo, Gabriele Grimaldi, Sante Fatone e Sebastiano Masala. Il 16 febbraio del 1979, Pierluigi Torregiani viene affrontato da un gruppo di fuoco terrorista mentre rientrava per l’apertura del suo negozio, dopo una pausa pranzo, verso le tre del pomeriggio, accompagnato dai figli Marisa e Alberto. L’orefice, che aveva subito una serie di minacce nelle settimane precedenti, indossava il giubotto antiproiettile e viene affrontato da quattro giovani armati . Torreggiani risponde al fuoco col suo revolver, ma il proiettile sparato raggiunge il figlio Alberto alla colonna vertebrale, che rimarrà paralizzato sulla sedia a rotelle Nello scontro l’orefice rimane sopraffatto e viene ucciso Nella sua condizione di invalido permanente da paraplegico, il figlio Alberto ha scritto un libro, assieme a Stefano Rabozzi, dal titolo Ero in guerra e non lo sapevo, Agar Edizioni, e con prefazione del giornalista televisivo, Toni Capuozzo.