Agli scandali che riguardano Marcinkus è liberamente ispirato il film Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola, dove la storia della famiglia mafiosa Corleone si intreccia con le vicende vaticane nella persona dell’Arcivescovo Gilday. L’americano più potente della storia della Chiesa cattolica, l’ uomo che è stato per 17 anni (dal 1971 all’ 89) il padrone assoluto delle finanze vaticane e che è stato accusato di crimini terribili, non ha mai voluto raccontare la «sua verità» né ai magistrati italiani che hanno tentato invano di incriminarlo per il crack del Banco Ambrosiano né alla stampa. Pesantemente coinvolto, in Italia, negli scandali politico-finanziari degli anni ‘ 70 e ‘ 80, alleato di personaggi come Michele Sindona e Roberto Calvi, il presidente dell’ Istituto Opere di religione – la banca del Vaticano al centro del crack del Banco Ambrosiano – non ha mai risposto all’ accusa di aver «svuotato» le casse dell’ Istituto. La Chiesa non ammise mai le responsabilità dello Ior (anche se, dopo dispute infinite, restituì 250 milioni di dollari, una piccola parte delle cifre uscite dalle casse dell’ Ambrosiano) e continuò a difendere Marcinkus anche quando, a metà degli anni ‘ 80, la magistratura italiana ne chiese l’ arresto. Protetto dalle mura del Vaticano e da un passaporto diplomatico, Marcinkus venne lasciato dal Papa alla guida dello Ior per ben sette anni dopo lo scandalo dell’ Ambrosiano. Il «banchiere di Dio» – definizione alternativamente riservata a lui e a Calvi – uscì di scena solo nel 1989.