Nel 1955 Nino Salvo sposò la figlia di Luigi Corleo, che era il gestore di una delle piccole società che avevano in appalto la riscossione delle tasse. Insieme a Corleo e al cugino Ignazio, Nino Salvo dette vita ad un cartello che si assicurò la riscossione del 40% delle tasse siciliane. Nel 1962, con l’aiuto di Salvo Lima, i cugini Salvo ottennero l’appalto per la riscossione delle tasse a Palermo e negli anni successivi si accaparrarono enormi cifre provenienti da contributi europei stanziati per l’agricoltura siciliana, attraverso le aziende fondate con i ricavi esattoriali stessi. Nel 1975 il suocero di Nino Salvo, Luigi Corleo venne sequestrato e ucciso su ordine di Totò Riina, reggente della cosca di Corleone in sostituzione del boss Luciano Leggio; il sequestro venne attuato per dare un duro colpo al prestigio dei cugini Salvo e dei loro associati Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, i quali non riusciranno ad ottenere né la liberazione dell’ostaggio né per la restituzione del corpo, anche se Riina negò con forza ogni coinvolgimento nel sequestro. Dopo l’inizio della seconda guerra di mafia, i cugini Salvo passarono dalla parte dello schieramento dei Corleonesi, che faceva capo proprio a Riina. Inoltre i cugini Salvo erano in stretti rapporti con i deputati Giulio Andreotti, Salvo Lima, Mario D’Acquisto, Rosario Nicoletti e Attilio Ruffini; infatti, in occasione delle nozze della figlia di Nino Salvo, Angela, celebrate il 6 settembre 1976 alla presenza di Salvo Lima e Mario D’Acquisto, Andreotti inviò un vassoio d’argento come regalo agli sposi. Il 12 novembre 1984 il giudice Giovanni Falcone chiese ed ottenne l’arresto dei cugini Salvo con l’accusa di associazione di tipo mafioso. Nino Salvo morì in una clinica di Bellinzona il 19 gennaio 1986 per un tumore, attorniato dai suoi parenti.