Così Natalia Ginzburg nell’introduzione del suo libro più famoso, “Lessico famigliare”. “Mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me: i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito”. L’ultima edizione Einaudi è del 2012. Natalia Levi-Ginzburg nasce a Palermo nel 1916 da una famiglia ebrea di origini triestine e trapiantata a Torino, dove il nucleo familiare fa ritorno quando lei ha tre anni. Esordisce come scrittrice a 18 anni; alcuni suoi racconti sono pubblicati sul giornale fiorentino «Solaria». Nella cerchia di famiglia, di tradizioni socialiste, conosce Leone Ginzburg, un giovane intellettuale originario di Odessa, che sposa nel 1938. Con il marito affronta le leggi razziali e l’esperienza del confino e, dopo il martirio di Leone nelle carceri naziste di Roma (febbraio 1944), diventa militante comunista. Dal dopoguerra lavora per Einaudi, la casa editrice che ha pubblicato, nel 1942 (con uno pseudonimo) La strada che va in città. Nel 1950 si risposa l’anglista Gabriele Baldini. Dopo qualche anno di soggiorno a Londra, torna stabilmente a Roma e al lavoro editoriale. La notorietà come scrittrice arriva nel 1963 con il romanzo Lessico famigliare, ricostruzione affettuosa della sua vita torinese fra le due guerre, con il quale vince il Premio Strega. La predilezione per le storie familiari si ritrova anche in opere successive come Caro Michele (1973) e La città e la casa (1984). Nel 1983 è eletta deputata come indipendente nelle liste del Pci. Muore a Roma nel 1991.