Inizialmente, e per parecchio tempo, l’omicidio Reina è stato considerato un omicidio a matrice terroristica. Solo Tommaso Buscetta riuscirà a fare luce: «Anche l’onorevole Reina è stato ucciso su mandato di Salvatore Riina».
«Eletto segretario provinciale della DC nell’anno 1976 – scrivono i giudici istruttori nell’ordinanza di rinvio a giudizio contro Greco Michele + 18 – il Reina era stato uno dei principali fautori e sostenitori della costituzione della nuova maggioranza interna alla DC. Dopo la sua elezione, aveva contribuito insieme a Rosario Nicoletti, allora segretario regionale, alla formazione della giunta Scoma, che rappresentava il primo momento di attuazione della politica di apertura alle sinistre. […] La fattiva dinamicità del Reina, alla cui base vi era forse anche una personale e pragmatica aspirazione ad accrescere il proprio personale peso politico, determinò una sua progressiva sovraesposizione […]» Solo otto anni più tardi, il 22 aprile del 1992, a Palermo si aprirà il processo per i cosiddetti “omicidi politici”: tra questi, anche quello di Michele Reina. Nell’aprile del 1999, dopo i primi due gradi di giudizio, il processo è approdato in Cassazione, dove sono state confermate sia l’impianto accusatorio che le pene irrogate. Con Salvatore Riina, sono stati condannati al carcere a vita Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Antonino Geraci.
La Camera ha da poco digitalizzato l’archivio della Fondazione Pio La Torre, che contiene materiale tratto dai giornali sui grandi delitti di mafia di quegli anni: www.archiviopiolatorre.camera.it