Marco Biagi fu ucciso da tre membri delle nuove Brigate Rosse. Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, disse: «Marco Biagi è stato ucciso da una campagna d’odio», con riferimento alle forti protreste della Cgil di Sergio Cofferati, che in quei giorni lottava contro l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (quello sulla giusta causa del licenziamento). Il 23 Marzo la Cgil organizzerà a Roma la più grande manifestazione di sempre a difesa dei diritti dei lavoratori e contro il terrorismo. La frase di Scajola fu pronunciata durante una visita del Ministro a Cipro e pubblicata dal Corriere della Sera. Subito dopo Scajola si dimise. Il nome di Marco Biagi poi è stato associato a una legge di riforma del mercato del lavoro, secondo alcuni rendendo onore al suo lavoro di studioso, secondo altri strumentalizzandola politicamente, secondo altri ancora tradendo le sue idee. I tre gradi di giudizio per l’omicidio Biagi si sono svolti tra il giugno del 2005 e la fine del 2007. In primo grado la Corte d’Assise di Bologna condannò a cinque ergastoli i componenti delle Nuove Brigate Rosse: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini. In secondo grado a Boccaccini furono riconosciute le attenuanti generiche e la pena gli fu ridotta a 21 anni di reclusione. La Corte di Cassazione nel 2007 confermò la sentenza di secondo grado.