La matrice che accomuna i delitti di Ludwig è una devastante furia moralizzatrice, l’odio per i diversi. Anche le modalità degli omicidi sono brutali: a coltellate, a martellate, con la scure, con punte di scalpello oppure con il fuoco. Ludwig ha una caratteristica diabolica: non solo rivendica puntualmente i suoi orrendi delitti, ma – ogni volta – fornisce agli inquirenti anche gli elementi e le circostanze, le prove, che solo chi ha ucciso può conoscere.

Chi è Ludwig? Davvero questa sigla nasconde un’organizzazione di esaltati neo-nazisti? Il 3 marzo 1984, due giovani che stanno cercando di incendiare una discoteca nel mantovano, vengono arrestati. I due arrestati non sono ragazzi qualunque: appartengono all’alta borghesia veneta. Si chiamano Wolfgang Abel e Marco Furlan. Il primo è laureato in Matematica e figlio di un ricchissimo assicuratore tedesco; Furlan, laureando in Fisica, è figlio di un primario ospedaliero. Gli inquirenti non hanno dubbi: Ludwig sono loro. In carcere Abel e Furlan negano tutto e tentano più volte il suicidio. Poi arrivano le condanne processuali: 27 anni, ma solo per 15 dei 28 delitti.