Il 23 aprile del 1981 con l’agguato al “principe di Villagrazia” Stefano Bontade comincia l’assalto dei corleonesi a Palermo. Fu la prima esecuzione con i micidiali kalashnikov che diede inizio alla stagione del terrore. Diciotto giorni dopo, l’11 maggio sarebbe stato ucciso il suo alleato Totuccio Inzerillo. La strage mafiosa degli anni Ottanta finirà per contare in tutta la Sicilia oltre mille vittime, molte delle quali ancora oggi sconosciute perché soppresse silenziosamente per “lupara bianca”, e segnerà la definitiva trasformazione dell’assetto strutturale di Cosa Nostra, che da una organizzazione pluralistica, retta da regole ancora formalmente “democratiche”, passerà ad una “dittatura” dei “corleonesi” di Riina e Provenzano, fondata non più sulla ricerca del consenso ma sull’imposizione di regole fondate esclusivamente sul terrore, sia all’interno dell’organizzazione, sia nei confronti della società e dello Stato.