Quarant’anni di indagini, sedici vittime: queste le conseguenze dell’attività del Mostro di Firenze, che terrorizzò l’Italia tra il 1968 ed il 1985. L’omicida sorprendeva le sue vittime, generalmente giovani coppie di fidanzati, in luoghi appartati. Dopo averle freddate a colpi di pistola le vittime di sesso femminile venivano orrendamente mutilate. Venivano loro asportati il pube e il seno sinistro, come avvenuto in più della metà dei delitti.Nel 1993 venne arrestato Pietro Pacciani, agricoltore fiorentino di 68 anni ritenuto il probabile esecutore degli omicidi. Pacciani era un uomo dalla personalità piuttosto complessa. Tendeva a voler apparire come il classico uomo di campagna, semplice e buono, ma scavando nel suo passato sono stati diversi gli episodi di violenza dei quali si è macchiato. Inoltre era un uomo estremamente violento verso la moglie e le figlie. Nel novembre del 1994 fu pronunciata la sentenza di condanna nei confronti di Pacciani, che dall’inizio si è sempre professato innocente. Sentenza completamente ribaltata in appello, dove l’uomo fu assolto per insufficienza di prove. Nel 1996, però, la Cassazione annullò l’assoluzione. Non vi fu il tempo materiale per un ulteriore processo perché il 22 febbraio del 1998 Pacciani venne trovato morto in casa in circostanze mai chiarite. Insieme a lui, sul banco degli imputati, finirono i cosiddetti “compagni di merende“. Mario Vanni e Giancarlo Lotti avrebbero avuto un ruolo negli omicidi compiuti dal mostro, in alcuni casi partecipandovi attivamente. Vanni, come Pacciani, si è sempre professato innocente fino alla morte avvenuta nel 2009. Al contrario Lotti confessò la sua colpevolezza, accusando Vanni e Pacciani e fornendo particolari non di poco conto sui delitti commessi.

Nel corso degli anni si è sempre ipotizzato che i tre non avessero agito da soli.