Era la sera del 18 gennaio del 1985. Quattro fuorilegge sequestrarono l’imprenditore di Oliena Tonino Caggiari, ma furono subito intercettati ad Osposidda, nel monte Corrasi, (tra Orgosolo e Oliena) da una “pattuglia” di civili olianesi immediatamente postisi alla ricerca del compaesano. Ricevuto l’allarme, le forze dell’ordine raggiunsero, quindi, quella località. I fuorilegge non vollero arrendersi, diranno gli inquirenti, e la conseguenza fu un conflitto a fuoco durato almeno quattro ore: una vera e propria battaglia. Fu una carneficina. Sul campo rimasero i quattro latitanti più un poliziotto. Erano rispettivamente Tore Fais di Santulussurgiu, Francesco Carta di Noragugume, Giovanni Corraine di Orgosolo, Peppino Mesina anche’egli di Orgosolo e il sovrintendente Vincenzo Marongiu di Mogoro. I quattro corpi furono caricati in distinte camionette e portati via a sirene spiegate, ma a passo d’uomo, come il rituale rientro dalla caccia al cinghiale. Da qui il verso di questa poesia del cantatautore Piero Marras. In realtà il responsabile dell’operazione, Salvatore Mulas, in un’intervista al quotidiano “la Nuova Sardegna” ammise l’errore di quel macabro trasporto; ma le sirene, terminava, non avevano intento di giubilo, erano accese perché le volanti facevano da scorta al camion con le salme dei malviventi vittime del conflitto.