Il 12 dicembre del 1985, a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, la mafia uccideva Graziella Campagna. La ragazza aveva 17 anni e lavorava in una lavanderia. Nella tasca di una camicia Graziella aveva trovato un bigliettino con un nome. Era quello del padrone della camicia, che in paese si faceva chiamare “ingegnere Cannata”. In realtà, si trattava di Gerlando Alberti Junior, un mafioso palermitano latitante, nipote del più famoso Gerlando Alberti, detto “U’ paccarè”.

Secondo gli investigatori, Alberti uccide la ragazza perché è venuta a conoscenza del suo vero nome e quindi l’avrebbe potuto denunciare. Vennero indagate per favoreggiamento anche quattro persone: Franca Federico, titolare della lavanderia di Villafranca Tirrena, suo fratello Giuseppe, suo marito Francesco Romano, e sua cognata Agata Cannistrà. Nel dicembre 2004, Franca Federico e Agata Cannistrà vennero condannate a due anni di carcere, mentre per Alberti e Sutera fu la galera a vita. La sua storia è stata fonte d’ispirazione anche per il film La vita rubata.