Con una rivendicazione all’Ansa e a Repubblica, le Brigate rosse mettono la loro firma anche su questo delitto. Due anni dopo la tragedia Moro possono ancora uccidere davanti a decine di testimoni (uno solo renderà dichiarazioni agli inquirenti), e fuggire via indisturbati, a due passi dal Vaticano. Il presidente Pertini deve partecipare all’ennesimo funerale di Stato. Morti, morti, morti. Cos’è diventata l’Italia? In quei mesi esce un libro, di Luigi Manconi, Vivere con il terrrorismo (Mondadori, 1980), che spiega bene il Paese di allora, sfinito dagli anni di piombo. Il sicario di Minervini si chiama Franco Piccioni, detto Francone. Allora aveva 29 anni e faceva l’insegnante precario. Era molto temuto per la sua stazza da marine. Si era fatto un nome tra gli autonomi dei Volsci, nel 1977 romano. Insieme ad altri due complici – Sandro Padula e Odorisio Perrotta – quella mattina s’era mischiato alla folla ignara e aveva ucciso un servitore dello Stato che viaggiava in autobus.