«Che Dio protegga questo sgangherato ma amato paese», scrive Bocca in L’inferno, Profondo sud, male oscuro, del 1992. Giorgio Bocca fu uno dei più famosi giornalisti italiani. Per la crudezza del racconto, l’asperità dei toni, Bocca, che non a caso tiene una rubrica intitolata sull’Espresso L’antitaliano, subirà notevoli critiche. Scrive Nello Ajello sulla Repubblica: «Si tratta di una requisitoria dolente e spietata. Se il lettore è un meridionale, percorrere queste pagine sarà per lui un’ esperienza non priva di traumi. La diagnosi, anche nei molti punti in cui la condivide, gli apparirà troppo aspra. La lezione troppo perentoria».