Dal 1977 Ciaccio Montalto si trovò ad indagare sui mafiosi della provincia di Trapani e sui loro legami con il mondo imprenditoriale e bancario trapanese: le inchieste si basarono anche su indagini patrimoniali, ricostruendo il percorso del denaro sporco nelle banche di Trapani. Infine nell’ottobre 1982 Ciaccio Montalto spiccò quaranta ordini di cattura per associazione mafiosa contro mafiosi e imprenditori della zona, che però furono tutti scarcerati per insufficienza di prove nel giro di qualche mese. Deluso dallo scarso risultato delle sue inchieste, Ciaccio Montalto decise di farsi trasferire in Toscana ma venne ucciso a Valderice da tre uomini armati di mitraglietta e due pistole calibro 38 mentre rientrava a casa, privo di scorta e di auto blindata nonostante le minacce ricevute. Ciaccio Montalto aveva quarant’anni ed era sposato e padre di tre figlie. Nel 1995 le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia portarono all’identificazione dei responsabili dell’omicidio: vennero infatti rinviati a giudizio i boss mafiosi Salvatore Riina, Mariano Agate, Mariano Asaro (ritenuto l’esecutore materiale) e l’avvocato massone Antonio Messina, che avevano ordinato il delitto perché il trasferimento ormai deciso del magistrato alla Procura di Firenze avrebbe minacciato gli interessi mafiosi in Toscana. Nel 1998 Riina e Agate vennero condannati all’ergastolo in primo grado mentre l’avvocato Messina e Mariano Asaro vennero assolti; la sentenza venne anche confermata nei successevi due gradi di giudizio. Salvatore Mugno ha scritto nel 2013: Una toga amara. Giangiacomo Ciaccio Montalto, la tenacia e la solitudine di un magistrato scomodo, Trapani, Di Girolamo Editore, 2013. Bebo Storti ha realizzato uno spettacolo su Ciaccio Montalto dal titolo Il testimone. Nel libro (p. 382), nella parte iniziale della scheda è citata una lettera scritta da Ciaccio Montalto al suo collega e amico Mario Almerighi.