Gabriele Cagliari, 67 anni, ex presidente dell’Eni in carcere dal 9 marzo (133 giorni), si suicida a San Vittore, soffocato da un sacchetto di plastica. Il 3 luglio aveva spedito alla moglie Bruna una lettera arrivata il 5 con l’avvertenza «Da aprire dopo il mio ritorno a casa»: vi annunciava l’«atto di ribellione» che si apprestava a compiere nel caso in cui i giudici avessero scelto di tenerlo in galera, un meccanismo studiato a suo dire «per annichilire e distruggere la persona, non per fare giustizia». Antonio Di Pietro commenta: «È una sconfitta». Saverio Borrelli: «Purtroppo la Giustizia nel suo cammino si imbatte in lutti e lascia lutti alle sue spalle… È un dolore soprattutto per chi guida il carro della giustizia». Il ministro Giovanni Conso: «Il governo mediterà attentamente sulla questione della custodia cautelare, per adottare iniziative anche alla luce di quanto risulterà nelle prossime ore dalle indagini avviate». Alla sede della Dc di piazza del Gesù (Roma) arriva un fax: «Democristiani, anche solo uno alla volta, ma suicidatevi tutti. Abbiamo tempo e pazienza. E voglia di godere»