Il 1978 comincia con una lunga serie di omicidi. Il 4 gennaio a Cassino il gruppo degli Operai Armati per il Comunismo hanno ucciso Carmine De Rosa, capo sorvegliante Fiat. Bigonzetti e Ciavatta caddero assassinati in un agguato davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia. Recchioni venne invece ucciso qualche ora dopo, durante gli scontri scoppiati con le forze dell’ordine in seguito ad una spontanea manifestazione di protesta, organizzata davanti alla stessa sede dai militanti missini.Le prime indagini non portarono a conclusioni di rilievo: solo nel 1988, grazie alle confessioni di una pentita, Livia Todini, si arrivò all’arresto di alcuni militanti diLotta Continua, Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis. Scrocca, il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici, si tolse la vita in cella. Gli altri tre arrestati furono assolti in primo grado per insufficienza di prove, stessa sorte toccò ad un’altra imputata latitante, Daniela Dolce che riuscì a non farsi catturare e che in seguito scappò in Nicaragua[ I colpevoli dell’agguato sono quindi rimasti sempre ignoti e liberi. In occasione del primo anniversario, il 10 gennaio 1979, infatti, durante una manifestazione non autorizzata nel quartiere romano di Centocelle in ricordo della strage, militanti del Movimento Sociale si scontrarono con le forze dell’ordine chiamate ad intervenire nei tafferugli scoppiati tra opposte fazioni. Tra i militanti, il diciassettenne Alberto Giaquinto ed il suo amico Massimo Morsello: durante una fuga generale, l’agente di polizia in borghese Alessio Speranza estrae la pistola e spara un colpo che raggiunge Giaquinto alla testa, uccidendolo.Il testo finale è tratto dalla canzone “Io credo” di un altro gruppo del rock alternativo di destra, li Zpm. Ed è anche scritto nella lapide di Francesco Ciavatta. Il mistero della Skorpion posseduta da Jimmy Fontana e da lui venduta nel 1978 non è mai stato risolto. E’ stato anche al cetro di un’interrogazione parlamentare.