Venerdì 17 giugno 1983: il volto di Portobello, Enzo Tortora, viene svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma che lo arrestano per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. L’accusa si basa su un’agendina, trovata nell’abitazione di un camorrista, con sopra un nome scritto a penna ed un numero telefonico: in seguito le indagini calligrafiche proveranno che il nome non era Tortora bensì Tortona e che il recapito telefonico non era quello del presentatore. Quel giorno, definito in seguito il “venerdì nero” della camorra, vengono emessi dai Sostituti procuratori di Napoli, Lucio di Pietro e Felice di Persia, 856 ordini di cattura. Nato nel ’28 a Genova, dopo aver conseguito la laurea in giornalismo, inizia a lavorare in alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, finché, a ventitré anni entra in Rai. Il vero grande successo arriva con Portobello (1977-1983), trasmissione che batterà ogni precedente record di ascolti. Nel processo a Enzo Tortora sono i pentiti, che arrivano ad essere ben 15, a fare il suo nome. Il numero dei pentiti che fa il nome di Tortora arriva a 19, e se le accuse inizialmente sono generiche e piene di contraddizioni, con il tempo si fanno sempre più dettagliate: questo a causa del fatto che i pentiti potevano parlare tra di loro, scambiarsi opinioni; durante i processi, per esempio, quando si ritrovavano tutti nella stessa cella. Secondo le dichiarazioni dei pentiti, quindi, Tortora controlla lo spaccio di stupefacenti a Milano, ma queste affermazioni arriveranno solo dopo mesi. Dal carcere inizia così una lunga corrispondenza con Silvia, la sua figlia maggiore, oggi raccolta in un libro intitolato Cara Silvia – Lettere per non dimenticare. Dopo 14 mesi dall’arresto, nell’agosto dell’‘84 Tortora viene eletto come Eurodeputato nelle fila del Partito Radicale; per questo quando il 4 febbraio dell ’85 inizia a Napoli il maxi processo contro la N.C.O, può seguire il processo da uomo libero. Il maxi processo durerà 7 mesi; le udienze saranno 67. Tortora, intanto, continua la sua attività al Parlamento Europeo di Strasburgo. Il 17 settembre dell’‘85 viene condannato a dieci anni di carcere. Rinunciando all’immunità parlamentare l’ex presentatore resta agli arresti domiciliari. La sentenza di Appello per il processo di secondo grado arriva solo nove mesi dopo: il 15 settembre dell’86; dal giorno dell’arresto sono passati oltre tre anni. La Corte di Appello di Napoli, finalmente, assolve Tortora con formula piena: i suoi accusatori hanno dichiarato il falso sperando in una riduzione della loro pena, oppure al fine di trarre pubblicità dalla vicenda La sentenza di assoluzione arriverà il 17 giugno del 1987, esattamente 4 anni dopo l’arresto. Il 20 febbraio dell’’87, Tortora ritorna sugli schermi Rai ancora con Portobello. Enzo Tortora morirà di cancro un anno dopo, il 18 maggio 1988.