6 Giugno 2011, musicista. Il perchè dell’espressione “corpofonista”, lo racconta Vinicio Capossela, grande stimatore del cantastorie anarchico Enzo Del Re (1944), in un articolo scritto per La Repubblica del 12 Giugno 2011: Nella piazza della Repubblica di Parma al concerto del 25 aprile 2009 ci ipnotizzò tutti con quelle lunghe tirate ritornellate con “evviva Bakunin” che nel tempo aveva sostituito “giap giap Ho Chi Minh”. Era salito sul palco e così per la prima volta vidi questo signore tutto agghindato e vestito con ricercatezza, con un gran papillon e il basco di maglia. Durante il pomeriggio era stato seduto a vendere le sue audiocassette, ma nessuno l’aveva capito. La piazza lo conosceva poco, ci mise un po’ per adeguarsi a quella musica emessa da una bocca che cantava e schioccava la lingua come una percussione, e si accompagnava battendo una sedia. Ci volle un po’, e la prese lunga, ma poi la sua  lunghezza d’onda, un’altra frequenza, non FM, piuttosto onde medie, lentamente arrivò tra la gente che iniziò a ondeggiare a tempo. Dopo 15′ non si sentiva più la mancanza di nulla, né del basso, né della batteria, delle chitarre. Era autosufficiente. Ecco il Corpofonista. I suoni emessi dal suo corpo e dallo strumento di lavoro facevano tutto. Era una litania su base ritmica. Una specie di rap salmodiato. Il ritmo bastava e andò avanti a lungo. “Io e la mia sedia” , una lunga gimcana per introdursi, e poi “Comico” e poi “Lavorare con lentezza”, pausa pausa ritmo lento.. la salute non ha prezzo…