Criminale, al vertice della Banda della Magliana, “Renatino” De Pedis, morì che aveva 36 anni, in un agguato in via del Pellegrino 2 a Roma. Il Pm Andrea De Gasperis riferì alla giornalista Raffaella Notariale che i killer di De Pedis erano stati tenuti sotto controllo sin dai primi passi della preparazione del delitto. In un rapporto dell’Alto commissariato per il coordinamento alla lotta contro la delinquenza mafiosa è ricostruito l’intero delitto, dalla preparazione, alla città in cui si rifugiano i killer, fino alla loro cattura all’estero, sulla base del quale fu istruito il processo agli assassini di De Pedis. Chi stilò quel rapporto non mosse un dito per sventare l’agguato. Si è sempre parlato dell’omicidio come un regolamento dei conti all’interno della malavita romana, ma resta il sospetto che i servizi segreti possano aver avuto un ruolo nell’eliminare Renatino, divenuto troppo potente e troppo informato. a sepoltura in Sant’Apollinare, chiesta dalla vedova per esaudire un desiderio dello stesso De Pedis, fu autorizzata, in deroga al diritto canonico, dal Vicariato di Roma dopo che il rettore della basilica, monsignor Piero Vergari, attestò in una lettera del 6 marzo 1990 che De Pedis in vita fu un benefattore dei poveri che frequentavano la basilica.Della sepoltura di De Pedis in Sant’Apollinare parlò il 9 luglio 1997 sul Messaggero, la giornalista Antonella Stocco. L’articolo suscitò vive polemiche e un’interrogazione in Parlamento, a seguito delle quali venne precluso al pubblico l’accesso alla cripta. Nel 2012 la salma trasferita al Cimitero di Prima Porta, cremata, e le ceneri furono disperse in mare.La figura di De Pedis ha ispirato il personaggio del Dandi, uno dei protagonisti di Romanzo criminale, scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e ispirato alla vicende della Banda della Magliana.