Il testo citato nel libro (p. 145) è tratto da Un anno sull’altipiano. Nato ad Armungia il 4 dicembre del 1890, appena laureato in giurisprudenza partecipa alla prima guerra mondiale come ufficiale di complemento della Brigata Sassari. Rientrato in Sardegna nel 1919, si pone alla guida degli ex combattenti, sull’onda della solidarietà creatasi al fronte fra i soldati sardi e della conseguente presa di coscienza politica dei reduci. Nel 1921 contribuisce in modo decisivo alla nascita del Partito sardo d’azione. Antifascista intransigente,nel 1921 è eletto per la prima volta deputato nelle file del suo partito. Dopo l’assassinio dell’onorevole Matteotti partecipa alla secessione dell’Aventino, convinto tuttavia della necessità dell’azione per rovesciare il regime fascista. Il 31 ottobre del 1926 Mussolini scampa a un attentato a Bologna: quello stesso giorno si scatenano in tutta Italia rappresaglie contro gli oppositori. A Cagliari, Lussu è aggredito in casa da un gruppo di squadristi e ne uccide uno. Arrestato, è assolto in istruttoria per legittima difesa, ma è comunque condannato da una commissione fascista a cinque anni di confino a Lipari. Nel luglio del 1929 riesce avventurosamente a fuggire e a raggiungere Parigi, dove con altri “fuoriusciti” italiani (fra cui Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli) dà vita a “Giustizia e Libertà”. Negli anni dell’esilio si dedica intensamente anche all’attività di scrittore: tra le sue opere più importanti si segnalano in particolare La Catena (1929), Marcia su Roma e dintorni (1933), Teoria dell’Insurrezione (1936) e Un anno sull’Altipiano (1938). Nel 1939 scrive Il Cinghiale del Diavolo, racconto di caccia e magia in cui è rievocato il mondo delle sue origini. Nell’agosto del 1943 riesce a rientrare in Italia, insediandosi nella Roma occupata dai nazisti. Aderisce alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione, nel quale fa confluire il movimento di Giustizia e Libertà in nome della superiore esigenza di una lotta unitaria per la liberazione. Finita la guerra, è ministro dei governi Parri e De Gasperi e nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. I contrasti con la nuova dirigenza del partito sardo post-bellico lo portano a formare un nuovo gruppo che poi aderirà al Partito Socialista Italiano