Chissà cosa passa per la testa di Edoardo Bortolotti, giovane promessa del Brescia, quando, a soli 25 anni, ai primi di settembre del 1995 si lancia nel vuoto e pone fine alla sua brevissima vita. L’ ultimo atto di una spirale irreversibile, figlia della squalifica per uso di cocaina dopo la partita col Modena del 28 aprile 1991. Quella domenica Edoardo, che gioca nel Brescia dopo un anno di esilio a Trento, non va neanche in campo, resta in panchina col numero 13. Non si tratta dunque di doping mirato a migliorare la prestazione ma di un «atto di debolezza», come lui stesso ammetterà con sincerità. È appena uscito da un brutto infortunio, la ragazza lo ha lasciato e si è dimenticato di lui anche la Roma, che lo seguiva da un pezzo. Prende 12 mesi di squalifica, oggi non li danno più a nessuno. Ed è la fine: torna, gioca anche qualche partita in serie A ma Bortolotti non è più lui. Scende nel Palazzolo, poi nei dilettanti, lascia il calcio, trova lavora come magazziniere, quindi il volo dal secondo piano di una palazzina nel centro del paese.