La Libia sparò due missili Scud contro Lampedusa come ritorsione contro l’uso della stazione Loran dell’isola da parte dei bombardieri americani. Ma finirono in mare. Nessuna vittima e nessun danno, ma il panico fu grande. L’ Italia e il suo piccolo avamposto sul Mediterraneo si trovarono improvvisamente sotto il tiro del colonnello, anche se il vero obbiettivo era una base americana. “Ora l’ Italia è in prima fila”, titolarono i giornali. E lo stato d’ allerta fu dichiarato in tutto il Paese, mentre il governo di Tripoli rivendicava l’ azione militare e quello di Roma consegnava una dura nota di protesta in cui diffidava la Libia da ulteriori azioni del genere, non escludendo il ricorso ad opzioni militari. Era la caserma di Bab el-Azizia, la residenza di Gheddafi a Tripoli, l’ obbiettivo principale degli F-111 americani. La caserma è infatti semidistrutta, molte persone (tra le quali una figlia adottiva del colonnello) sono morte tra le macerie. I bombardieri americani avevano dunque tra i loro bersagli la persona fisica del dittatore.

Andrea Purgatori ha pubblicato nel 1997 un articolo sul Corriere della Sera in cui avanza l’ipotesi che fu tutto un bluff, perchè i missili libici non sono stati mai visti nè ritrovati in mare, e si trattò di un espediente Usa per far spostare l’Italia su una linea più antilibica.