Il 16 agosto 1972 Sergio Mariottini, giovane sub romano, si immerge nel mare Ionio, a 300 metri dalle coste di Riace in provincia di Reggio Calabria e ritrova casualmente due statue di guerrieri greci. Diventeranno famose in tutto il mondo come i Bronzi di Riace. Le statue furono portate in un primo momento a Firenze (presso l’Opificio delle Pietre Dure) per essere accuratamente restaurate; dopo quasi un decennio, nel 1980 furono esposte a Roma, riscuotendo un grande successo e, successivamente furono trasportate nel Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria dove è possibile oggi ammirarle. Scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 5 Luglio 2013: «Sono ancora pietosamente adagiati sul dorso, in una sala di palazzo Campanella a Reggio Calabria. Si trovano in quella posizione dal 23 dicembre 2009. E 1.291 giorni cominciano a essere davvero troppi, anche per due statue. Se poi quelle due statue sono i Bronzi di Riace, e la prospettiva è che rimangano lì almeno per altri otto mesi, giudicate voi. Il Museo della Magna Grecia, dove sono stati esposti per ventotto anni nella pressoché totale indifferenza, è chiuso dalla vigilia di Natale di tre anni e mezzo fa causa restauri. Doveva riaprire un anno dopo, in tempo per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Ma come sempre i lavori si sono rivelati interminabili, fra problemi tecnici, pastoie burocratiche e la solita inevitabile carenza di soldi. Causata, manco a dirlo, dalla lievitazione abnorme dei costi: da 10 a 33 milioni di euro. (…) Pensate forse che la città di Reggio Calabria sia disseminata di indicazioni su come raggiungere il luogo dove sono esposti? Niente affatto. Dell’esistenza dei Bronzi di Riace non si trova traccia nemmeno nella home page del sito Internet del Consiglio regionale che pure li ospita».