A Torino muore d’infarto Dora Fabbo, moglie di Dalla Chiesa. Il generale è sconfortato e si sente in colpa per la dura vita alla quale, con il suo mestiere, l’ha sottoposta. Tra i due il legame era sempre stato forte.Dagli scritti privati di Carlo Alberto Dalla Chiesa: «Sono oltre quaranta giorni che vivo senza quella creatura. Senza un segno da colei alla quale avevo donato, dall’età di 19-20 anni, la mia stessa esistenza. La mia Doretta a me ha dato tutto, nel senso più pieno, più bello, più sano, ha dato i suoi misteri stupendi di donna, di madre, di amica nobile e coraggiosa. Chi avrebbe detto, Doretta mia, che proprio quel cuoricino così innamorato del suo sposo, del suo uomo, del suo Carlo, così vivo e capace di darmi tanta felicità, avrebbe ad un tratto ceduto al tormento di una vita condotta tra tanti sacrifici. E per colpa mia. Tu non dicevi nulla, tu ti maceravi dentro e soffrivi senza una parola perché il tuo Carlo non avesse sosta, non avesse inciampi, non avesse remore. Quanto mi tormentano, Dora mia, questi scrupoli».