La faida in assoluto più sanguinosa è quella che ha sconvolto Cittanova, terra di ‘ndrangheta dominata dai Facchineri, le bisce e dagli acerrimi rivali Raso-Albanese, i targagni. Una guerra senza esclusione di colpi che conta quarantadue morti e ventotto feriti tra gli anni Sessanta e i primi anni ottanta. Come non mai, nessuno può chiamarsi fuori dalla logica dello scontro armato scoppiato nel 1964: ci sono solo due possibili scelte, e bisogna parteggiare. Un conflitto armato che la leggenda vuole sia nato da una banale questione di pascoli. Il 13 Aprile del 1975 cinque persone assassinarono Giuseppe Facchineri, ucciso a colpi di fucile sulla porta di casa. Nell’agguato rimase gravemente ferita anche la moglie, Carmela Guerrisi, al settimo mese di gravidanza. Tornando sui loro passi, gli assassini si imbatterono nei piccoli Domenico e Michele Facchineri, nipoti di Giuseppe, e li uccisero a fucilate. «Quattro anni dopo, nottetempo, alcune auto dei carabinieri si portarono via, silenziosamente, dieci bambini della faida tra i Facchineri e i Raso-Albanese. I giudici del tribunale per i minori ritenevano che fosse l’ unico modo possibile per garantir loro la vita. La faida di Cittanova ebbe scalpore oltre che per i morti ammazzati che furono quasi cento anche per lo sceneggiato televisivo Un bambino in fuga.