È l’estratto di Diario di un giudice, libro dello scrittore e magistrato pubblicato nel 1955 e che destò grande scandalo, costandogli anche la sospensione. Nel libro, da poco ristampato da Sellerio, Troisi denunciava l’arcaico modo di amministrare la giustizia nel Sud Italia. Emergono, per altro verso, i rituali della carriera, il gusto del potere, l’arbitrio sulle persone, l’interferenza degli interessi, o, comunque, le modalità burocratiche con le quali si esercita, molte volte, il mestiere giudiziario.
C’è, poi, la descrizione delle antipatie, delle gelosie, delle compiacenze (nei confronti dei superiori e della gerarchia ministeriale), dell’isolamento (quell’aria «conventuale» che allontana i magistrati dalla vita).