Quel pomeriggio Ciccio decise di accompagnare la zia a prendere il marito, Girolamo Guerrisi, che si trovava in campagna. Ciccio sale sull’auto del cugino Rocco Guerrisi, una Fiat Campagnola. Sono le sei del pomeriggio ed è già buio. All’altezza del cimitero scatta l’agguato. Sono in tre, sparano in due con un fucile e una pistola. L’altro fa il palo. Il ragazzo morirà in ospedale.L’impatto dell’assassinio fu enorme. La faida era iniziata nel ’64, come narrano le cronache, per prolungarsi e trascinarsi fino al ’92, con circa cento caduti. I compagni di scuola onorarono la memoria di Ciccio con un gesto simbolico molto forte: lo elessero a rappresentante studentesco nonostante fosse morto. Nel marzo del ’79 vennero arrestati i fratelli Vincenzo e Romeo Marvaso, Francesco Trimarchi e Gerardo Galluccio (all’epoca di 23, 28, 22 e 21 anni). Nel febbraio del 1981 il rinvio a giudizio da parte dei giudice istruttore di Palmi, Totaro. In quella ragnatela era caduto anche Vincenzo Marvaso: compagno di classe, Ciccio lo aiutava spesso nei compiti. Fu proprio Vincenzo a sparare, col fucile, mentre Trimarchi usò la pistola, il terzo era Galluccio. Nel giugno dell’82 la sentenza di primo grado della Corte d’assise di Palmi, presieduta dal giudice Saverio Mannino, con pm Salvo Boemi: 30 anni ai tre, assoluzione con formula dubitativa per Romeo Marvaso. In appello, nel febbraio ’84, le pene vennero ridotte a 24 anni.