Terranova era stato eletto come indipendente nelle liste del Pci alla Camera dei Deputati tra il 1972 e il 1979, negli anni del compromesso storico. Aveva partecipato attivamente ai lavori della Commissione Antimafia. Poi decise di riprendere a lavorare in prima linea e nell’estate del 1979 era rientrato all’Ufficio istruzione di Palermo. Fu assassinato poche settimana dopo. Francesco Di Carlo, di Altofonte, esponente di spicco del mandamento di San Giuseppe Jato, uomo di fiducia di Bernardo Brusca, indica in Luciano Liggio, morto di infarto nel 1993, nel carcere di Nuoro, come colui che ha deciso l’assassinio del giudice e come esecutori materiali: Giuseppe Giacomo Gambino, Vincenzo Puccio, Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella. È stato riaperto il procedimento contro altre sette persone, esponenti della cupola palermitana, che diedero il permesso di eliminare il giudice, perché stava per diventare giudice istrutture nella commissione antimafia: Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonino Geraci, Francesco Madonia, Totò Riina e Bernardo Provenzano[