Nel libro (p. 101) sono alcune parole del “vocabolario” di Gadda tratte da A Gadda Glossary” pubblicato dall’Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS). Cosa dire di Gadda? Forse quello che lui stesso scrive: Carlo Emilio Gadda è nato a Milano quattordici giorni avanti la caduta del Ministero Giolitti, il primo. Vi trascorse un’infanzia tormentata e un’adolescenza anche più dolorosa: fu accolto nelle classi elementari del Comune, ottime. Vi trovò il suo liceo e le sue matematiche. Poi la guerra: la perdita del fratello Enrico, caduto nel ’18. Lavorò in Italia, fuori d’Italia: in Argentina, in Francia, in Germania, nel Belgio. La sua carriera di scrittore incontrò gli ostacoli classici, economici ed ambientali: più quelli dell’era, anzi delle diverse ere che gli toccò di attraversare. Visse dieci anni a Firenze: 1940-1950: gli anni belli, quand’era venuto il bello. Niente Capponcina. Vive nella capitale della Repubblica a quattordici chilometri dal centro, in una casa di civile abitazione, confortato nottetempo dagli ululati dei lupi e lungo tutto il giorno dai guaiti di copiosissima prole, non sua, ma egualmente cara e benedetta. «Che cosa fai tutto il giorno?» gli chiedono le persone indaffarate: «non ti muovi mai?» «No: non mi muovo.» (Nota autobiografica in Accoppiamenti giudiziosi, Garzanti, 1963). C’è un sito molto approfondito: www.carloemiliogadda.it. Sul sito della Rai c’è il documentario: Carlo Emilio Gadda – Un ingegnere del linguaggio.