Bruno Fortunato, 52 anni, poliziotto della Polfer in pensione, restò ferito il 2 marzo 2003 nella sparatoria sul treno Roma-Arezzo, nella quale morirono il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, il brigatista Mario Galesi e fu catturata Nadia Desdemona Lioce. Fortunato si è ucciso sprandosi un colpo alla testa con la sua pistola. Fortunato rimase in ospedale per 30 giorni, sette dei quali in rianimazione. Quindi mesi di cure e la dispensa dal servizio dopo un anno di malattia. «Il mio rammarico più grande? – aveva detto tempo fa Fortunato testimoniando in uno dei processi alle Br – Non avere sparato, non avere ucciso Nadia Desdemona Lioce che mi puntava contro la pistola e non è riuscita ad ammazzarmi solo perchè aveva la sicura». Nelle sue parole aveva però trovato spazio anche il rammarico, come nel maggio del 2006: «Qualche sera fa ho ascoltato un’ intervista ai parenti di Aldo Moro, i quali hanno detto che nessuno si è più ricordato di loro, e neppure gli amici si sono fatti più vivi. Accade anche a me, nonostante io abbia incontrato le Brigate rosse molto più recentemente».