Bettino Craxi fu il primo socialista a ricoprire, nella storia repubblicana, la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987 in due governi consecutivi. Coinvolto in seguito nelle inchieste di Tangentopoli, subì due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano, e morì mentre erano in corso altri quattro processi contro di lui. Respinse fino all’ultimo giorno della sua vita l’accusa di corruzione, mentre ammise di aver accettato finanziamenti illeciti, prassi diffusa, per permettere la dispendiosa attività politica del PSI, meno potente finanziariamente dei due grandi concorrenti, la DC e il PCI. Il governo e il partito di Craxi vennero sostenuti anche da Silvio Berlusconi, suo amico personale. Sono tantissimi i contributi sulla vita di Craxi, l’ultimo è di Andrea Spiri (a cura di), Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana (Marsilio, 2011). Il giudizio su Craxi citato nel libro all’inizio del capitolo (p. 828) è di Francesco Piccolo, autore del Desiderio di essere come tutti (Einaudi, 2013), che aggiunge: «Aveva una forza progressista che a noi mancava e non si capacitava dell’arretratezza dell’altra costola della sinistra».