Nel libro (p. 500) il corsivo è tratto dalla canzone Baci senza memoria di Paolo Conte, contenuta nell’album Aguaplano che è proprio del 1987. È il pentito Balduccio Di Maggio a raccontare l’episodio del bacio tra Giulio Andreotti e Totò Riina del quale è stato testimone. Episodio che viene creduto dalla Procura di Palermo, guidata da Caselli, e che diventa un elemento chiave del processo al senatore, ma che si rivela falso. Andreotti dimostrerà infatti nel corso del processo che si, quel giorno era a Palermo, ma sempre sotto sorveglianza delle forze dell’ordine e sempre all’hotel Villa Igiea. Il calvario giudiziario di Andreotti durò sei anni e mezzo in attesa della prima sentenza e undici in attesa dell’ultima. È stato assolto per i fatti commessi dopo il 1980, e dichiarato colpevole per la disponibilità alla mafia negli anni precedenti (ma i reati erano prescritti).