11 Febbraio 2012, minatore. Sulla tragedia di Marcinelle Paolo Di Stefano ha scritto “La catastrofa”, per Sellerio, nel 2011. Antonio Iannetta era arrivato a Marcinelle da Bojano il 14 novembre 1952, a 28 anni, con la moglie e due figli.  Ha il compito di  inserire nell’ ascensore il vagonetto pieno di carbone e nel contempo spingere fuori, dall’ altra parte, quello vuoto. La mattina dell’ 8 agosto 1956, alle 7, scende con altri 273 minatori.  Dopo mezz’ ora, un carrello rimane incastrato, ma l’ ascensore parte, non si sa bene perché, tranciando le condutture dell’ olio, i tubi dell’ aria compressa e i cavi dell’ alta tensione. Il fuoco divampa. Iannetta raggiunge un ascensore e arriva in superficie urlando che la miniera è in fiamme. Due settimane dopo un soccorritore italiano esce dal pozzo gridando: «Tutti cadaveri». 262 morti, 136 dei quali italiani. Iannetta è morto a Toronto a 87 anni. Era l’ unica persona che avrebbe potuto raccontare esattamente come andarono le cose, perché i processi non hanno chiarito nulla, ma era malato di Alzheimer.  Aveva cambiato sette versioni nel suo racconto. Il 25 settembre 2000, Nino Di Pietrantonio, il figlio di una vittima di Marcinelle riuscì a trovare Iannetta, che gli raccontò che in quei giorni dell’ estate 1956 un ingegnere gli aveva chiesto di provocare un piccolo incidente, in modo da convincere l’ amministrazione a chiudere quella miniera, ma il piccolo incidente divenne una «catastròfa». Nino si sente dire che era stato un intervento diplomatico a permettergli di fuggire e che Iannetta ancora percepiva un’ entrata mensile extra-pensione. Gli ingegneri, il giorno dopo, avrebbero offerto a Iannetta una casa in regalo.