Antonino Lombardo, maresciallo in servizio alla sezione Anticrimine di Palermo, che ha dato un contributo importante per la cattura di Totò Riina, si spara un colpo di pistola all’interno di una Fiat Tipo di servizio parcheggiata nell’atrio della caserma Bonsignore. Sono le 22.30 del 14 marzo 1995. Lombardo lascia un biglietto: “Mi sono ucciso per non dare la soddisfazione a chi di competenza di farmi ammazzare e farmi passare per un venduto e principalmente per non mettere in pericolo la vita di mia moglie e dei miei figli che sono tutta la mia vita”. Scrive ancora: “Non ho nulla da rimproverarmi sono stato fedele all’Arma per 31 anni e malgrado sono arrivato a questo punto rifarei tutto quello che ho fatto”. La vicenda di Lombardo ha suscitato relativamente poca attenzione, ma il suo caso è stato più recentemente ripreso in esame ed approfondito da Daniela Pellicanò nel suo libro Uno sparo in caserma. Il caso Lombardo.”, presentato il 14 dicembre 2008 a Palermo. L’opera ricostruisce la vita del Maresciallo, la sua delegittimazione e gli avvenimenti sospetti che seguirono la sua morte e le indagini al riguardo (in relazione anche all’importanza delle informazioni che i suoi quaderni e documenti racchiudevano).