Il ruolo di Antonino Gioè e i suoi dubbi sono stati raccontati da Gioacchino La Barbera, che partecipò con lui e Giovanni Brusca all’attentato di Capaci. Arrestato nel Luglio del 1993, si suiciderà nel carcere di Rebibbia, dopo un solo giorno di carcere duro, anche se si nutrono molti sospetti sulla natura del suo suicidio. Antonino Schifani, padre dell’agente alla guida dell’auto di Falcone sostiene che “l’hanno ammazzato per non farlo parlare. Non si è suicidato. Era nello stesso braccio di Totò Riina”. La vicenda è raccontata in “Suicidi d’onore” di Giorgio Falgares e Carlo Loforti, Edizioni Leima. Che il boss non si sia suicidato è anche la tesi sostenuta dai giornalisti Maurizio Torrealta e Emanuele Lentini in un articolo apparso a Novembre del 2013 sul settimanale Left.